Lunedì, 15 Agosto 2022
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LA DECISIONE

Brindisi, il regista Paul Haggis torna in libertà. E' accusato di violenza sessuale

Dopo avere trascorso sedici giorni agli arresti domiciliari, con l’accusa di violenza sessuale e lesioni aggravate ai danni di una 28enne britannica, il regista e sceneggiatore premio Oscar Paul Haggis torna in libertà. La richiesta di revoca della misura restrittiva, depositata il 30 giugno scorso dall’avvocato barese Michele Laforgia, difensore di Haggis, è stata accolta dal gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli. Lo stesso giorno si era svolto l’incidente probatorio, durato oltre otto ore, in cui la presunta vittima della violenza, ha confermato tutte le accuse a carico dell’indagato. L’incidente probatorio è servito a cristallizzare fatti e circostanze rilevanti per le indagini. I fatti contestati ad Haggis, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti in un b&b di Ostuni, nel Brindisino, dove il regista e la ragazza si sarebbero incontrati. Secondo indiscrezioni, la giovane inglese avrebbe incontrato Haggis sperando in una opportunità di lavoro.

«La pendenza giudiziaria a carico di Haggis presso la Corte dello Stato di New York non offre significatività al rischio di reiterazione in quanto ha natura meramente civilistica, in assenza di una verifica, anche solo investigativa, della fondatezza delle accuse e della assenza di intento calunnioso». Lo scrive la gip del Tribunale di Brindisi Vilma Gilli nel provvedimento con il quale ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per il regista premio Oscar Paul Haggis, detenuto dal 19 giugno a Ostuni per violenza sessuale su una 28enne inglese. La giudice motiva la sua valutazione sulle accuse negli Usa sulla base di quanto «documentato dalla difesa dell’indagato e in assenza di smentite della pubblica accusa o dei difensori della persona offesa». La gip ritiene, quindi, «fortemente affievolite» le esigenze cautelari, anche con riferimento al rischio di inquinamento probatorio. A questo proposito, la giudice evidenzia che, dopo l'incidente probatorio, «non è ipotizzabile, neppure in astratto, che l’indagato o terzi a lui vicini possano oggi determinare una rivisitazione/alterazione dei contenuti accusatori acquisiti, che sono senza dubbio stigmatizzati».

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