Domenica, 26 Giugno 2022
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Funerali del barista ucciso, "Barletta pianga e si svegli". La vedova: "Avevamo mille progetti"

"Di fronte alla morte di Giuseppe, come già dicevo a novembre scorso al funerale di Claudio Lasala, è necessario anzitutto che Barletta pianga. Il pianto aiuti questa città a mettere da parte distrazioni e banalità, a essere madre che partorisce, che dona vita". Lo ha detto il vescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, Leonardo D'Ascenzo, nell'omelia per i funerali del barista 43enne di Barletta, Giuseppe Tupputi, ucciso con tre colpi di pistola l'11 aprile scorso, mentre era al lavoro nel suo bar.

"Di fronte a queste morti - ha proseguito il vescovo - è necessario che Barletta si svegli per davvero e queste lacrime di dolore si trasformino nella forza necessaria per metterci insieme, fare rete, aprire gli occhi. Non vogliamo più che simili tragedie accadano e vogliamo fare di tutto perchè non accadano più". L'esortazione è a "respingere con decisione ogni forma di male e di violenza" restando uniti. "Non ci sono soluzioni che magicamente, dalla sera alla mattina, ribaltino una situazione sociale segnata da fragilità, carenze, mancanze - spiega - siamo tutti convinti che dobbiamo investire in educazione e formazione al fine di promuovere e sostenere il rispetto reciproco e la convivenza pacifica e solidale".

Poi, il pensiero del vescovo va alla moglie della vittima, Giusy, e alle figlie, una otto anni e l'altra di cinque mesi. "Facciamo sentire, ciascuno come può, la nostra vicinanza affettuosa, discreta e concreta", augurando consolazione e speranza alla vedova e alle bambine. Il vescovo parla di "delusione, rabbia, sfiducia, impotenza insieme a sofferenza e dolore", dopo quanto accaduto. "Non possiamo, però, e non dobbiamo arrenderci - sottolinea - proseguiamo nell'affermare la cultura della vita, della legalità, della dignità della persona umana".

La vedova, avevamo mille progetti

«Ce lo dicevamo spesso di essere stati fortunati a incontrarci, di aver dato ciascuno molto all’altro. Eri un uomo sempre presente, sempre al mio fianco, un papà innamorato follemente delle sue principesse, un papà che, nonostante la stanchezza, dopo una giornata di lavoro, giocava con loro». Sono alcune delle parole della vedova di Giuseppe Tupputi, Giuseppina Musti, in un messaggio che ha letto alla fine della cerimonia funebre per suo marito, il barista 43enne di Barletta ucciso l’11 aprile scorso mentre era nel suo bar, con tre colpi di pistola sparati da un cliente, dopo un litigio per una birra.

«Nel lavoro eri il mio punto di riferimento - ha ricordato la donna - il mio consigliere, quello che mi sgridava e mi faceva comprendere gli errori». Della loro vita privata la donna ha ricordato i piccoli gesti quotidiani, la colazione insieme e poi «la sensazione di essere insieme una forza capace di resistere a tutto o quasi», ha detto ancora con la voce rotta dal pianto. «Avevamo mille progetti, sogni e desideri ma siamo riusciti a realizzarne solo una piccola parte, l’altra è stata strappata via brutalmente e senza motivo», ha aggiunto.

«Ora devi promettermi di non lasciarmi mai più e di guidarmi a educare le nostre figlie come volevi tu, con sani valori e principi, dovrai starmi al fianco», ha continuato la vedova, rimasta al fianco della sua bambina più grande per tutto il tempo, a farsi forza reciprocamente. «Vola più in alto che puoi, ti amo e sempre ti amerò - ha concluso la vedova, commuovendo tutti i convenuti - e ricordati di sorridere sempre come hai sempre fatto». All’uscita del feretro dalla chiesa, una folla di centinaia di persone ha applaudito e salutato il 43enne e ha fatto volare dei palloncini bianchi e uno rosso, si cui era scritto «Ciao Peppe».

"Sei una rockstar", commozione davanti al suo bar

Finita le cerimonia funebre, il feretro di Giuseppe Tupputi è stato portato davanti alla sua abitazione e al suo bar, il «Morrison's Revolution», dov'è stato ucciso l’11 aprile con tre colpi di pistola. Davanti al locale in tanti si sono radunati e una sua amica ha voluto salutare Giuseppe, «Morrison» come il leader dei Doors, così come lo chiamavano i suoi amici che conoscevano la sua grande passione per la musica: «Canta per le tue figlie - ha detto la ragazza - devono sapere di una città grigia che piange la nostra rock star». Per chi lo conosceva, infatti, Giuseppe era una «rock star» e la pedana del bar era il suo palco.

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