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Puglia, avanzano povertà e calo demografico: solo il 32% delle donne lavora

La Puglia non è una regione per donne e nemmeno per giovani. Sono drammatici i dati dell'analisi presentata oggi dalla Cgil sul mercato del lavoro, profili occupazionali, struttura delle imprese, emigrazione, povertà, pensioni. Gli indicatori, illustrati dal segretario generale Pino Gesmundo, disegnano una regione in cui alla crescita del Pil non corrisponde un benessere diffuso, con oltre l'86% dei nuovi occupati con un contratto precario della durata di un mese.

Dal 2002 al 2019, per esempio, sono stati 82mila i pugliesi che hanno trasferito la propria residenza all’estero, oltre 440mila in un’altra regione. Per l’Istat nel 2030 nelle sei province la popolazione nella fascia 15-34 anni si sarà ridotta di 102mila unità rispetto a oggi: vanno via soprattutto i più formati in un territorio dove gli occupati laureati sono meno di 2 su 10.
I neet, i giovani che non studiano e non lavorano, sono il 28,6%. I giovani under34 sono la classe d’età più colpita da povertà in Puglia, dove il tasso di occupazione delle donne è al 32.5%, tra i più bassi tra tutte le regioni d’Europa e quello di inattività del 60,6%.

Il quadro d’insieme vede una Puglia stretta tra precarietà, povertà lavorativa e rischio desertificazione demografica. A questo si sommano le tante vertenze aziendali molte delle quali legate alla fase di transizione digitale e energetica. Ma se sono ben chiare le emergenze, è necessaria una riflessione sulle risorse del Pnrr, sulla necessità di un confronto allargato rispetto ai progetti, che devono necessariamente essere orientati a sostenere una crescita del sistema produttivo affinché renda più competitive le imprese, aumenti la buona occupazione trascinando salari e opportunità per i più giovani. Per questo la Cgil chiede un maggior coinvolgimento alla Regione, anche sul fronte sanità, ora che la giunta è stata completata e sono stati nominati i nuovi direttori generali.

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