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LA RICERCA

Un algoritmo barese nel rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo digitale

Nel rapporto 2022, le Nazioni Unite hanno scelto di integrare la consueta classifica dell’indice EGDI con un algoritmo sviluppato da un team di ricercatori dell'Università di Bari che propone una valutazione più equa, in cui il risultato raggiunto da ciascuna nazione viene riletto in relazione alle sue condizioni generali di sviluppo, determinate da molteplici fattori sociali, economici, culturali, ambientali e geopolitici.

Il Direttore del Dipartimento di Fisica Roberto Bellotti e i ricercatori Nicola Amoroso e Loredana Bellantuono,  hanno sviluppato infatti una nuova metodologia di valutazione dei risultati raggiunti dai Paesi Membri nella classifica EGDI, utilizzando strumenti della scienza dei sistemi complessi, il campo di ricerca che è valso al professor Giorgio Parisi il Premio Nobel per la Fisica. Il 28 settembre le Nazioni Unite hanno pubblicato il rapporto biennale “E-Government Survey 2022 – The Future of Digital Government”, che fotografa, attraverso l’indice EGDI, l’efficienza dei 193 Paesi Membri delle Nazioni Unite nell’utilizzo delle tecnologie digitali per fornire servizi al cittadino, analizzando lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione, l’investimento in capitale umano e la qualità dei servizi online. Il rapporto delle Nazioni Unite è di eccezionale diffusione, largamente utilizzato dai Governi e dagli investitori pubblici e privati per analizzare e confrontare il livello di sviluppo dell’e-government nelle singole nazioni, in relazione agli investimenti effettuati e alle risorse disponibili.

I ricercatori hanno proposto una nuova prospettiva, che consente di superare un problema storico dei ranking internazionali, che forniscono informazioni sintetiche, al prezzo di una eccessiva semplificazione della realtà e, spesso, di confronti non equi.  La metodologia proposta permette una analisi in cui le nazioni sono valutate in riferimento ad altre nazioni con condizioni di sviluppo socio-economico simile, evitando quindi di comparare, ad esempio, un Paese in via di sviluppo con uno fortemente all’avanguardia nell’ambito dell’innovazione. La somiglianza tra nazioni viene valutata tenendo conto della complessità del concetto di “sviluppo” attraverso lo studio di oltre 500 indicatori socio-economici, analizzati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale. In questo modo, diventa possibile confrontare l’indice EGDI di ciascuno Stato con quello dei suoi pari, appartenenti allo stesso gruppo. Questo approccio evidenzia da una parte i risultati dei Paesi che, utilizzando in maniera virtuosa le risorse a disposizione, raggiungono nella classifica EGDI posizioni superiori alle aspettative determinate dal loro livello di sviluppo, dall'altra quelli dei Paesi che potrebbero incrementare gli sforzi per esprimere pienamente il loro potenziale.

Se si rileggono i punteggi EGDI attraverso la metodologia sviluppata dai ricercatori baresi, emerge l’ottima prestazione di Paesi come l’Argentina, il Cile, il Kazakistan, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti che, grazie all’impegno profuso negli ultimi anni per migliorare l’amministrazione e i servizi al cittadino attraverso le tecnologie digitali, vengono identificati dall’algoritmo come Paesi virtuosi, capaci di superare anche altri che hanno una maggiore disponibilità di risorse. L’algoritmo evidenzia anche i risultati esemplari conseguiti da Camerun e Ghana che, pur risultando ancora in forte ritardo se rapportati alla classifica generalista dei 193 Paesi, raggiungono punteggi EGDI superiori a quelli di alcune nazioni maggiormente sviluppate, e rappresentano quindi un modello di riferimento per la valorizzazione dell’e-government come fattore trainante per un processo di crescita sociale ed economica.E l'Italia? Nel rapporto appena pubblicato dalle Nazioni Unite il nostro Paese conserva il 37° posto già conseguito nel 2020, posizionandosi davanti a superpotenze come la Cina ma dietro ai maggiori Paesi dell’area mediterranea, come Francia, Spagna e Grecia. L’algoritmo per l’interpretazione della classifica EGDI assegna l’Italia al gruppo di testa dei Paesi più sviluppati e giudica le sue prestazioni sostanzialmente in linea con le aspettative determinate dal suo contesto socio-economico.

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