Sabato, 28 Maggio 2022
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SENTENZA

Lecce, sesso in webcam con una ragazzina: 69enne condannato a 5 anni

Arriva una nuova condanna per E. P., un 69enne di Tivoli accusato di aver adescato una ragazzina originaria di Trepuzzi (all’epoca dei fatti 14enne) in chat spacciandosi per un suo coetaneo e di averla convinta a spogliarsi e a compiere atti sessuali davanti alla webcam. Dopo gli otto anni e mezzo già inflitti per il reato di pedopornografia, contestato in merito alla stessa vicenda, oggi la seconda sezione penale del tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Fabrizio Malagnino, l’ha riconosciuto responsabile anche del reato di violenza sessuale, infliggendogli cinque anni e due mesi di reclusione. Disposto anche il risarcimento del danno per cinquemila euro alla ragazza e ai suoi genitori, parti civili con gli avvocati Carlo Viva e Sabrina Conte.

Tutto è partito nel 2013, proprio dalla denuncia dei genitori, insospettiti dal fatto che la figlia trascorresse molte ore chiusa in stanza. A raccontare il resto furono le indagini svolte dalla pubblico ministero Stefania Mininni (il magistrato titolare del fascicolo oggi alla procura per i minorenni), con la polizia postale, durante le quali furono sequestrati i computer dell’adolescente e dell’imputato. Questo, a quanto emerso dalle analisi del materiale informatico, avrebbe conquistato il cuore della malcapitata, lasciandole credere per mesi (tra il 2011 e il 2012) di essere il tipo bello e giovane che appariva nelle fotografie dei profili aperti sui social network. Con lui, che invece aveva il quadruplo dei suoi anni, la ragazzina avrebbe intrattenuto lunghe chiacchierate su messanger e skype, arrivando persino a spogliarsi e a compiere atti sessuali dinanzi alla webcam e a inviare, sempre su richiesta del sedicente coetaneo, scatti in cui era nuda.

Per gli stessi episodi, come anticipato, l’8 aprile dello scorso anno, la Corte d’appello (composta dal presidente Domenico Cucchiara e dalle giudici Eva Toscani e Antonia Martalò), confermò il verdetto a 8 anni e mezzo (pendente in Cassazione), in linea alla decisione presa nel febbraio del 2017 dalla prima sezione penale che aveva stabilito anche il pagamento di una provvisionale per complessivi 100mila euro alla parte civile. Quest’ultima decisione fu depennata due anni fa nel primo processo d’appello per ragioni legate alla qualificazione dell’accusa, da pornografia minorile a violenza sessuale, ma la Corte di Cassazione, su ricorso del procuratore generale, stabilì che invece i due reati fossero concorrenti. Da qui, la celebrazione di due distinti processi. Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro sessanta giorni), l’imputato, difeso dall’avvocato Michele Reale, valuterà il ricorso in Appello.

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