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IL CASO

Uccise il dipendente facendo tiro a segno: chiesti 25 anni di carcere per imprenditore leccese

Il 6 aprile 2014 a Torre Lapillo di Porto Cesareo, Giuseppe Roi sparò a Qamil Hyraj. Secondo l'accusa, il titolare, con l’hobby di esercitarsi con le armi, non si rese conto che sparando ad altezza d’uomo avrebbe potuto colpire il pastore

Uccise il suo dipendente esercitandosi al tiro a segno: 25 anni di reclusione sono stati chiesti per un imprenditore salentino. Arriva dopo otto anni e con l’apertura di un nuovo processo, che di fatto annullava il precedente, una svolta sull'omicidio di Qamil Hyraj, pastore albanese deceduto il 6 aprile 2014 a Torre Lapillo di Porto Cesareo, in provincia di Lecce, in seguito a uno sparo con una calibro 22 che lo centrò alla fronte.

Dopo indagini battenti del nucleo investigativo dei Carabinieri, si arrivò al suo datore di lavoro, Giuseppe Roi, 39 anni, titolare dell’azienda agricola in cui la vittima lavorava regolarmente tra animali al pascolo e forno. L’uomo fu portato in carcere e poi scarcerato dal riesame. La battaglia dei fratelli e dei genitori del pastore, però, è andata avanti approdando alla richiesta formulata oggi dal pm Carmen Ruggiero: 25 anni per omicidio volontario con dolo eventuale.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’imprenditore, che aveva l’hobby di esercitarsi con le armi, non si rese conto che sparando ad altezza d’uomo avrebbe potuto colpire qualsiasi ostacolo e anche il pastore.

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