Martedì, 05 Luglio 2022
stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Cronaca Brindisi, false accuse ai carabinieri: avvocatessa condannata per calunnia
IL CASO

Brindisi, false accuse ai carabinieri: avvocatessa condannata per calunnia

Da accusatore ad accusato. È stata condannata per calunnia dal tribunale di Brindisi, sezione penale (sentenza a firma del giudice Adriana Almiento) un’avvocatessa di Ceglie Messapica, al termine del primo grado di una complessa vicenda giudiziaria durata otto anni e nella quale erano stati coinvolti un collega della donna e tre ufficiale dei carabinieri intervenuti a seguito di un incidente stradale. Il sinistro, avvenuto a Ceglie Messapica nell’ottobre 2013, aveva coinvolto l’avvocatessa e un altra persona, difesa, nella circostanza, dall’avvocato Cesare Epifani. Sul posto arrivarono i carabinieri della locale stazione che transitavano in zona in quel momento, tra i quali un ex maresciallo, che accertati solo i danni alle auto e in assenza di feriti, andarono via. A distanza di un’ora, però, si presentò in caserma il conducente dell’altra macchina coinvolta nel sinistro al quale l’avvocatessa non aveva fornito né i propri dati e né gli estremi della polizza assicurativa, andando via. Solo dopo i relativi accertamenti da parte delle forze dell’ordine, si scoprì che l’auto della donna era priva di copertura assicurativa. Contattata l'avvocatessa dal militare rispetto ai fatti del sinistro, la donna, accusò quest’ultimo di non essere intervenuto nonostante avesse chiesto il loro intervento e che quanto prodotto sarebbe stato sicuramente un abuso. Da quella circostanza sono state prodotte dalla donna tre denunce nei confronti dei militari per aver “formato atti falsi” allo scopo di favorire la controparte e il suo legale. Questo ha avuto come conseguenze procedimenti disciplinari a carico dei carabinieri e, in particolare, per l’ex maresciallo si aprì un giudizio dinanzi al tribunale militare e la richiesta di trasferimento in altra sede per incompatibilità ambientale. La donna, inoltre, nonostante, fosse consapevole che l’auto fosse priva di copertura assicurativa, aveva anche fatto richiesta di risarcimento danni alla Systema Compagnia di Assicurazioni spa, addebitando l’intera responsabilità all’altro conducente, fornendo una dinamica travisata, passando però dalla parte del torto dopo le verifiche della compagnia. Un comportamento “di mala fede”, una "condotta gravissima e più che pervicace” come scrive il giudice Almiento quelli assunti dalla donna alla quale il tribunale non ha concesso le circostanze attenuanti generiche, condannandola alla pena di 2 anni e 9 mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento danni delle parti costituite.

© Riproduzione riservata

TAG:

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook